Gli agenti segreti
hanno sempre affascinato i lettori per la loro vita spericolata e piena di
avventure e misteri. Ma Joseph Conrad, ad inizio ‘900 con il suo “L’agente
segreto” ci raccontava tutta un’altra storia. Il protagonista, ma sarebbe meglio
dire, uno dei protagonisti vista la particolare struttura del romanzo, è lui,
l’agente segreto, al secolo Adolf Verloc, un anonimo bottegaio nel quartiere londinese di Soho. Nel suo negozio si riuniscono in segreto gruppi di anarchici, che lo
credono amico. In realtà Verloc è un agente segreto, un agente provocatore al
soldo di una misteriosa ambasciata di un non precisato paese dell’Est Europa.
Quando le cose cambiano e Verloc deve prendere ordini dal viscido Vladimir va
in crisi. Al diplomatico non bastano più informazioni, ma un atto eclatante:
l’esplosione di un ordigno che poi giustifichi la repressione degli anarchici.
Il libro prende spunto da un fatto realmente accaduto a fine Ottocento al
Greenwich Park, ma lo fa senza mettere in scena eroismo ed ideali né
dell’agente segreto, né degli anarchici e tanto meno delle forze dell’ordine.
Il protagonista è una persona mediocre, con una vita ordinaria e attenta agli
aspetti materiali. Appare sinceramente innamorato della moglie Winnie, ma allo
stesso tempo, non è assolutamente in grado di comprenderne il dolore e provare
empatia quando, in parte a causa sua, nel summenzionato attentato muore il
fratello disabile di lei, Stevie.
Non va meglio con gli anarchici che, lungi dall’essere idealizzati, appaiono
come personaggi grotteschi, verbosi e assolutamente incapaci di mettere in atto
qual si voglia azione. Dal canto loro istituzioni e forze dell’ordine sono
ciniche e spietate. Insomma un quadretto cupo, pessimista e che non lascia
spazio a nessuna fiducia, dipingendo un mondo governato da interessi opachi e
meccanismi decisamente poco umani. L’azione eclatante si trasforma in una tragedia familiare e smaschera
la pochezza di tutti coloro che ne vengono coinvolti. Alla fine ad avere la
peggio sono i più deboli e i loro familiari che, in qualche modo ne pagano il
prezzo. Un romanzo che ha oltre cento anni ed è attualissimo: manipolazione
mediatica e delle coscienze in una città, Londra in questo caso, cupa, grigia,
labirintica nel quale l’individuo è anonimo, controllabile e, alla fine dei
conti, facilmente sacrificabile.
Un capolavoro, dalla struttura decisamente moderna, che non ci presenta personaggi facili, ma assolutamente umani e
lontani anni luce dai supereroi hollywoodiani o cinematografici
martedì 13 gennaio 2026
L' Agente Segreto - Joseph Conrad
sabato 3 gennaio 2026
A esequie avvenute - Massimo Carlotto
Dopo otto anni di
assenza Marco Buratti, alias l’Alligatore torna a popolare le pagine di Massimo
Carlotto e lo fa in una storia al solito intrigante, cupa e piena di spunti
come “A esequie avvenute” edita da Einaudi.
L’Alligatore non è un personaggio immutabile come molti detective da romanzo giallo, ma una persona che invecchia in tempo reale. E quindi se nel 1995, anno di uscita del primo capitolo della saga aveva “La verità dell’Alligatore” ne aveva una trentina ed era appena uscito da un’ingiusta detenzione e per comunicare usava le cabine telefoniche, ora ne ha oltre sessanta, usa di malavoglia telefonino e social per motivi professionali e mantiene la sua professione di detective irregolare assieme agli amici storici Beniamino Rossini e Max La Memoria, con i quali condivide anche una bellissima cascina da ristrutturare sui Colli Euganei.
In questa nuova avventura viene contattato da un avvocato. Il suo cliente Loris Pozza, imprenditore vicentino specializzato in magheggi finanziari, deve ritrovare la sua amante Aliona, misteriosamente scomparsa. Sembra una cosa di routine, ma si dimostrerà essere una delle indagini più cupe e amare di Buratti.
L’Alligatore non è un personaggio immutabile come molti detective da romanzo giallo, ma una persona che invecchia in tempo reale. E quindi se nel 1995, anno di uscita del primo capitolo della saga aveva “La verità dell’Alligatore” ne aveva una trentina ed era appena uscito da un’ingiusta detenzione e per comunicare usava le cabine telefoniche, ora ne ha oltre sessanta, usa di malavoglia telefonino e social per motivi professionali e mantiene la sua professione di detective irregolare assieme agli amici storici Beniamino Rossini e Max La Memoria, con i quali condivide anche una bellissima cascina da ristrutturare sui Colli Euganei.
In questa nuova avventura viene contattato da un avvocato. Il suo cliente Loris Pozza, imprenditore vicentino specializzato in magheggi finanziari, deve ritrovare la sua amante Aliona, misteriosamente scomparsa. Sembra una cosa di routine, ma si dimostrerà essere una delle indagini più cupe e amare di Buratti.
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