domenica 29 marzo 2026

Pordenone Docs Fest - "A Fox Under a Pink Moon" - Intervista a Soraya Akhalaghi e Mehrdad Oskouei (with English Translation)

“Questo è un film molto personale per me. Ho iniziato a girarlo quando ero molto timida e stare di fronte ad una telecamera era una delle mie più grandi paure, ma ho deciso di affrontarla. Durante il viaggio il viaggio è diventato qualcosa di più della mia storia e spero possa portare luce e speranza specialmente a tutte quelle ragazze che sono nella stessa situazione nella quale mi trovavo io e, soprattutto, non dimenticate mai di inseguire i vostri sogni” Così introduce al Pordenone Docs Fest il film “A Fox under a Pink Moon” la protagonista Soraya Akhalaghi che lo ha girato tramite cellulare, mandando poi il materiale al regista iraniano Mehrdad Oskouei, che considera come uno zio e una guida. Il risultato è il racconto in presa diretta del tentativo, durato cinque anni, di fuga da parte di Soraya, afghana di origine, ma abitante in Iran, passando per la Turchia e cercando di raggiungere in gommone la Grecia per raggiungere l’occidente e precisamente l’Austria per ricongiungersi con la madre. Un film che presenta un livello di immersione veramente raro e che ci narra le difficoltà di una sedicenne, ingabbiata in un matrimonio di interesse con un giovane marito violento, che vuole raggiungere l’unica familiare ancora in vita (il padre è morto) e per farlo l’unica maniera è quella di immigrare illegalmente. Soraya è una bravissima artista e infatti il film oltre al girato ha bellissimi inserti con animazioni da lei disegnate. L’arte che non è un semplice mezzo per salvarsi, ma per esprimere il proprio tormento interiore e ha anche funzione di linguaggio alternativo quando le parole sono impossibili. “Ho conosciuto Soraya mentre pensavo di girare un film su un altro artista, ma il soggetto mi sembrava debole e non ero soddisfatto – racconta il regista Oskouei – con questo artista, però, lavorava Soraya, che era quindicenne e quando ci siamo conosciuti sono stato subito colpito dalle sue sculture e i suoi disegni. Non credevo le avesse fatte lei e quindi con naturalezza ne ha realizzata una sotto i miei occhi. Ho capito subito di aver trovato un piccolo genio e ho pensato di realizzare un film su di lei. Ho saputo che voleva andare all’estero passando i confini illegalmente, fondamentalmente perché il marito era parecchio aggressivo. Non potevo andare a casa loro e quindi abbiamo deciso di realizzarlo da remoto. Le ho fatto qualche lezione online per le inquadrature. Lei è molto intelligente e ha fatto 5 anni di riprese mandandomi i file da Telegram”
Soraya la tua arte è un linguaggio alternativo?
“Sono una persona molto emotiva e molto poco politica. Sono timida e non amo parlare, provo a farlo con la mia arte. Per questo voglio dipingere il mio dolore. Quando abbiamo inziato a girare questo film ho pensato che la storia non riguardasse solo me o la mia arte ma la situazione di molte altre ragazze in Afghanistan e Iran. E sono molto felice di poter essere in qualche modo la loro voce. E’ stato difficlissimo girare nella mia intimità ma è stato importantissimo per me sentire di poter dare una voce a chi non ce l’ha”
In occidente abbiamo un’idea dei migranti. Nel tuo film i tentativi di passare il confine erano chiamati “giochi”. Noi spesso non capiamo come ci si possa imbarcare in un’impresa tanto rischiosa? Pensi che un film così poetico e personale possa aiutare la percezione occidentale dell’immigrazione?
“Tante volte in tv si possono vedere reportage nel quale si vedono 300 persone morte annegate cercando di immigrare. Si sentono i numeri, ma io sono uno di quei numeri. Ho sogni, obiettivi, voglio continuare a studiare ed è per questo che ho voluto vincere questo “gioco” come lo chiamavo. E sono sicura che i giovani che vedranno il film e hanno la stessa mia età di quando ho iniziato hanno i miei stessi sogni e obiettivi. In fondo quello di avere una vita migliore ed essere e provare a realizzarsi. E penso che una parte di loro, guardandolo, cambierà opinione sull’immigrazione clandestina”.
Nel film dici “Voglio trovare un altro posto che posso chiamare casa”. Lo hai trovato?
 “L’immigrazione è difficile. Tutti noi passiamo una situazione tremenda perché non possiamo cambiare la vita senza cambiare posto, persone e lingua. Per qualche ragione noi tutti abbiamo voluto cambiare vita per la guerra, per problemi economici oppure, come nel mio caso, per la violenza domestica. Il ritorno sarà possibile solo quando saranno ripristinati i diritti civili e le donne potranno sposarsi con chi vogliono, studiare e non essere sottomesse. Ma in Afghanistan non sarà possibile presto, ma voglio essere una piccola fiammella di speranza per le ragazze del paese ”
Come hai costruito il tuo universo simbolico? Nel film ci sono i personaggi animati della volpe, del clown e anche le sculture dei “cattivi”…
“Tutti noi abbiamo cari amici e la famiglia con i quali puoi parlare di vita quotidiana e dei tuoi problemi. Io purtroppo non ho avuto ne gli uni nell’altra e quindi ho creato una famiglia per me nel mio mondo interiore. Quando sono arrabbiata faccio sculture, quando sono triste dipingo il clown, quando sono felice suono la chitarra. La luna rappresenta i miei obiettivi: distanti ma bellissimi e capaci di brillare da lontani mandando una fiammella di speranza. La volpe è bella, solitaria, ma molto furba e mi guida sempre sulla giusta via un po’ come lo zio Mehrdad e vorrei essere come lei”
Cosa ne pensate di quello che sta succedendo in Iran in questi giorni?
“Per me – risponde il regista – i bombardamenti e la guerra non sono la risposta per risolvere i problemi del paese. Molte persone sono morte e sono stati danneggiati siti storici. E’ vero anche i leader ma anche tanti innocenti, anche bambini nelle scuole, senza nessun motivo. Non puoi dire che l’obiettivo importante come quello di rovesciare il regime giustifichi tutte queste morti, perché non funziona così. Ce lo dice la storia. Quante volte gli USA hanno attaccato un paese e poi la situazione per la popolazione è migliorata. Io non me ne ricordo una, perché intervengono solo per interessi economici e non per la vita quotidiana delle persone. In questi giorni oscuri ed incerti il mio cuore è addolorato per l’Iran e  per il mio popolo. Le famiglie sotto i bombardamenti portano un fardello insopportabile ogni giorno, temono per i loro cari, la sicurezza e anche per l’anima della propria terra. Per me, che sono lontano da Teheran, è un tormento silenzioso: sono arrabbiato per la violenza, ma anche per l’impossibilità di oppormi ad essa. Posso parlare, filmare, portare testimonianze, ma quando coloro che amo sono sotto i bombardamenti  mi vergogno quasi della mia inabilità nel poterli aiutare. Non riesco a dormire sereno da oltre tre settimane, neanche con le pillole. C’è stato Newruz, il primo giorno di primavera simbolo di rinnovamento e speranza. Per millenni abbiamo acceso fuochi, siamo saltati nelle fiamme e abbiamo cantato di libertà. Quest’anno non sarò col mio popolo, non sentirò il calore nè le risate. E non sarò con loro per condividere il timore e lo stress della guerra e dei bombardamenti. Ma, nonostante questo, lo spirito è rimasto intatto. Il coraggio del popolo iraniano non ha mai vacillato. Abbiamo sempre protetto la nostra terra, il nostro onore e la nostra verità. L’Iran resterà Iran ”.
 
ENGLISH VERSION

“This is a very personal film for me. I started shooting it when I was very shy, and being in front of a camera was one of my greatest fears, but I decided to face it. During the journey, it became something more than just my story, and I hope it can bring light and hope, especially to all those girls who are in the same situation I was in. And above all, never forget to chase your dreams.”

This is how Soraya Akhalaghi, the film’s protagonist, introduced “A Fox under a Pink Moon” at the Pordenone Docs Fest. She shot it using her mobile phone, then sent the footage to Iranian director Mehrdad Oskouei, whom she considers like an uncle and a mentor.

The result is a real-time account of Soraya’s five-year attempt to escape. Of Afghan origin but living in Iran, she traveled through Turkey and tried to reach Greece by rubber boat, aiming ultimately for Austria to reunite with her mother. The film achieves a rare level of immersion, portraying the struggles of a sixteen-year-old trapped in a marriage of convenience with a violent young husband. Her father is dead, and the only way to reach her last remaining family member is through illegal migration.

Soraya is also a talented artist, and alongside the footage, the film includes beautiful animated sequences she created herself. Art, for her, is not just a means of survival but a way to express inner turmoil—an alternative language when words are impossible.

“I met Soraya while I was planning to make a film about another artist, but the subject felt weak and I wasn’t satisfied,” says director Oskouei. “That artist worked with Soraya, who was fifteen at the time. When we met, I was immediately struck by her sculptures and drawings. I didn’t believe she had made them herself, so she naturally created one in front of me. I realized right away I had found a small genius and decided to make a film about her.

I learned that she wanted to go abroad by crossing borders illegally, mainly because her husband was very aggressive. I couldn’t go to their home, so we decided to make the film remotely. I gave her a few online lessons on framing. She is very intelligent and filmed for five years, sending me the files via Telegram.”

Soraya, is your art an alternative language?
“I’m a very emotional person and not very political. I’m shy and I don’t like speaking, so I try to do it through my art. That’s why I want to paint my pain. When we started making this film, I realized the story wasn’t just about me or my art, but about many other girls in Afghanistan and Iran. I’m very happy to be, in some way, their voice. It was extremely difficult to film such intimate moments, but it was very important for me to feel that I could give a voice to those who don’t have one.”

In the West, we have a certain idea of migrants. In your film, attempts to cross the border were called “games.” We often don’t understand how someone can take on such a risky journey. Do you think such a poetic and personal film can change Western perceptions of migration?
“Many times on TV you see reports showing 300 people who drowned trying to migrate. You hear the numbers—but I am one of those numbers. I have dreams, goals, I want to keep studying, and that’s why I wanted to win this ‘game,’ as I used to call it. I’m sure that young people who watch the film, who are the same age I was when I started, have the same dreams and goals. In the end, it’s about wanting a better life and trying to fulfill yourself. And I think that some of them, by watching it, will change their opinion about illegal immigration.”

In the film you say, “I want to find another place I can call home.” Have you found it?
“Migration is difficult. All of us go through terrible situations because we cannot change our lives without changing places, people, and language. For some reason, we all wanted to change our lives—because of war, economic problems, or, as in my case, domestic violence. Returning will only be possible when civil rights are restored and women can marry whom they want, study, and not be oppressed. But in Afghanistan this won’t be possible anytime soon. Still, I want to be a small flame of hope for the girls of my country.”

How did you build your symbolic universe? In the film there are animated characters like the fox, the clown, and also sculptures of the “villains”…
“All of us have close friends and family we can talk to about everyday life and our problems. Unfortunately, I had neither, so I created a family for myself in my inner world. When I’m angry, I make sculptures; when I’m sad, I paint the clown; when I’m happy, I play the guitar. The moon represents my goals: distant but beautiful, able to shine from afar and send a small flame of hope. The fox is beautiful, solitary, but very clever, and it always guides me on the right path—just like Uncle Mehrdad—and I would like to be like her.”

What do you think about what is happening in Iran these days?
“For me,” the director replies, “bombings and war are not the answer to solving the country’s problems. Many people have died and historical sites have been damaged. Not only leaders, but many innocent people too—even children in schools—without any reason. You cannot say that an important goal like overthrowing a regime justifies all these deaths, because it doesn’t work that way. History teaches us this. How many times have the USA attacked a country and then the situation for the population improved? I don’t remember a single one, because they intervene only for economic interests, not for people’s daily lives.
In these dark and uncertain days, my heart aches for Iran and my people. Families under bombardment carry an unbearable burden every day – fear for their loved ones, their safety, and the soul of our homeland.

For me, far from my home in Tehran, it is a silent torment: anger at the violence, the inability to confront it. I can speak, I can film, I can bear witness – but when those I love are under bombardment, I am ashamed of my inability to help my fellow countrymen. I have not slept properly for more than three weeks, even with pills. 

Today is Nowruz – the first day of spring, renewal, hope. For millennia we have lit fires, jumped into the flames, and sung of freedom. This year, I will not be with my people. I will not feel the warmth, I will not hear the laughter. And I will not be with them to share in the sorrow and stress of war and bombing.

 And yet - all this time - our spirit has stood firm. The courage of the Iranian people has never wavered. We have always protected our land, our honor, and our truth.

Iran will remain Iran."



sabato 14 marzo 2026

C'era una volta l'NBA. Storia di un amore tradito - Sergio Tavcar


 “Il basket è uno sport logico per persone intelligenti”. Così recita il titolo del sito web personale di Sergio Tavcar, mitologico telecronista di Tele Capodistria che ha fatto appassionare una generazione raccontando sulla tv slovena di lingua italiana il basket balcanico e anche quello di oltre oceano. Il basket a stelle e strisce viene analizzato nel suo ultimo libro “C’era una volta l’NBA. Storia di un amore tradito” (Bottega Errante). Si parla di amore tradito perché Tavcar riconosce al campionato professionistico americano di aver prodotto quella che per lui è stata la miglior squadra di basket di sempre, ovvero il Dream Team del 1992. Da lì in poi il declino di uno sport che non lo appassiona più perché mina, appunto, il suo concetto di basket come sport logico, per diventare un circo per produrre highlights, uno spettacolo circense nel quale contano potenza e atletismo e giocatori e squadre si preoccupano soprattutto di marketing e flusso di entrate, rendendo gran parte dei match della regular season inutili e ripiene di giocate individuali 1 contro 5 sacrificando gioco di squadra, tecnica e creatività.

domenica 8 marzo 2026

Il valore delle cose - Serena Cappellozza

 

Ho iniziato a leggere “Il valore delle cose” di Serena Cappellozza quasi per caso. Ho scoperto il suo libro quando lo ha presentato a Prata d’autore. Ed è stata una piacevolissima sorpresa. Mi ha ricordato infatti i primi e migliori romanzi di Alicia Gimenez Bartlett con protagonista Pedra Delicado. I punti di contatto sono molti a partire da un editore illuminato come Sellerio. La narrazione è in prima persona e scava all’interno della complessa personalità della protagonista, l’ispettrice Mirna Pagani. Come per la Delicado abbiamo davanti una donna indipendente, dal carattere forte e dalla personalità decisa ed analitica. E come per i romanzi della Gimenez Bartlett la nostra eroina è accompagnata da un sottoposto che, nonostante subisca il carattere tranchant della capa, ne è l’ideale contraltare ed elemento indispensabile di equilibrio. Mentre nella serie spagnola c’è l’impareggiabile Fermin Garzon qui conosciamo l’agente Angeli. Pragmatico è in grado di riportare sui binari della razionalità l’indagine quando le cose si complicano. Ma è anche un profondo conoscitore della Laguna Veneta, dove il libro è ambientato e la sua storia d’amore con Lucio, rassicura la Pagani sulla potenza dell’amore visto che i suoi rapporti personali paiono essere sempre sul punto di esplodere. Il suo matrimonio con l’archeologo Alex è naufragato, lasciandole in dote un figlio che sta vivendo i classici saliscendi umorali della adolescenza. In casa c’è la madre, detta la “Mantide” per la facilità con la quale divora mariti, amanti e relazioni, possibilmente con personaggi di alto livello economico perché la vita va vissuta al massimo. Sullo sfondo, ma ben presente il difficile rapporto con la figura paterna, morto quando Mirna aveva dieci anni. Un lutto ancora non superato, perché l’uomo, un poliziotto, morì in servizio, da ubriaco e dopo aver scommesso sui cavalli. In tutto questo c’è un giallo da risolvere. Sullo sfondo la laguna veneta e i suoi abitanti, un’ambientazione perfetta per inscenarvi una vicenda che, come l’habitat è affascinante, ma nel contempo nebbiosa e piena di zone d’ombra. Un pescatore recupera un tappeto persiano. Dentro c’è un cadavere, appesantito con un sacco di sabbia e ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Il cadavere appartiene Leone Bartoni, settantenne presidente della GoldSwim, azienda simbolo dell’economia del Nord-Est. La sua morte apre immediatamente uno scenario complesso fatto di rivalità aziendali, rancori familiari e interessi economici.  Le ultime persone ad aver visto Bartoni vivo sono i membri del consiglio di amministrazione e i familiari riuniti per una festa nel casone di caccia di famiglia, trasformato in una lussuosa residenza nella laguna. Da quel momento la vicenda si trasforma in un intricato puzzle, come quelli che piacciono e danno serenità a Mirna che, in genere, compone quelli che raffigurano luoghi esotici e dispersi. In ogni caso gli elementi principali qui sono una cassaforte sparita, denaro contante scomparso, sigari costosissimi che diventano indizi e una rete di segreti che coinvolge l’intero entourage dell’imprenditore. Un vero e proprio nido di vipere che comprende anche la moglie e la figliastra. La prima è una ex soubrette dal passato ambiguo e ha aperto con la figlia, animalista ed idealista un’attività di skin care vegana. Il meccanismo, perfettamente oliato, rende tutti i membri dell’entourage, tutti con i loro bravi scheletri nell’armadio, allo stesso tempo sospettati, fino allo svelamento finale. Ma la cosa più interessante di questo romanzo sono le interazioni tra personaggi imperfetti, problematici e per questo interessanti, tutti con fragilità personali e nel contempo punti di forza e lati positivi. Non c’è infatti un singolo personaggio che sia totalmente “cattivo” oppure, in senso opposto completamente risolto. La laguna veneta pare non essere il luogo di immacolati supereroi, ma di persone che hanno un prezzo ed un valore come quello delle cose che Mirna annota compulsivamente nella propria agendina. Per quanto mi riguarda, per questo romanzo, prezzo 15 euro, valore: una bellissima immersione in laguna veneta con la struttura del giallo classico e l’occhio lucido per analizzare realisticamente la società odierna del Nord Est, con tutti gli elementi umani che la contraddistinguono, nel bene e nel male.

venerdì 27 febbraio 2026

L'uomo di Mosca - Alberto Cassani


Ancora immerso nelle atmosfere moscovite di Bulgakov, ma con anche negli occhi una recente gita ravennate, “L’uomo di Mosca” di Alberto Cassani (Baldini Castoldi) è comparso quasi casualmente come una lettura che poteva essere affine al mio momento storico. E allora mi ci sono tuffato. Si tratta di una spy story politico-esistenziale che intreccia memoria familiare, mistero storico e riflessione sulla trasformazione della sinistra italiana tra Guerra fredda e contemporaneità.

lunedì 23 febbraio 2026

Il Maestro e Margherita - Michail Bulgakov

La fantasia, anche violenta, la passione e la spiritualità come antidoto ad un monolitico burocratismo e ad una vita grigia. Questo, in nuce, il senso del capolavoro di Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”. Una storia che trascende il tempo, il contesto storico e le convenzioni letterarie per parlare di amore, verità, potere, e della natura umana stessa. E non è un caso che il romanzo sia stato pubblicato integralmente postumo. La struttura dell’opera intreccia due piani narrativi principali. Nel primo, ambientato nella Mosca degli anni ’30, il diavolo — sotto mentite spoglie di un oscuro studioso straniero chiamato Woland — giunge in città accompagnato da una bizzarra combriccola, provocando caos, illusioni, e rivelando l’ipocrisia, l’avidità e l’ottusità della società sovietica. Nel secondo, all’apparenza separato, si svolge la storia all’epoca di Gesù di Nazaret attraverso il romanzo contenuto nello stesso romanzo, quello del “Maestro”: l’incontro tra Ponzio Pilato e Yeshua. Questa narrazione, lucida e profonda, esplora temi universali di colpa, verità, libertà e redenzione. Il risultato è un’opera che non può essere ridotta a un solo genere: al tempo stesso satira feroce, parodia grottesca, romanzo filosofico e favola morale.

martedì 10 febbraio 2026

Le domande proibite - Eric Chacour


Può una domanda semplice essere talmente insidiosa da condizionare e determinare il destino di una singola esistenza? Parrebbe di no, eppure è esattamente quello che succede a Tarek, il protagonista de “Le domande proibbite” (Guanda) di Eric Chacour. Infatti il padre fa al dodicenne Tarek una semplicissima domanda “Che macchina vorrai da grande?” la risposta (“Una Cadillac”) presuppone la necessità di avere un lavoro importante e così il nostro protagonista si trova a seguire, più per inerzia che per passione, le orme paterne e diventa un medico nel Cairo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Un Egitto che cambia preso tra la guerra dei Sei Giorni con Israele e la presidenza di Sadat. Tarek si divide tra il suo studio altolocato nel centro della Capitale e il dispensario medico che ha aperto nel Moqattam, l’altura che sovrasta Il Cairo dove c’è il quartiere di El Zabbalin (“Gli immondezzai” e il nome dice già tutto). Qui Tarek che ha coronato già il suo sogno d’amore con Mira, formando una famiglia che è un vero e proprio melting pot (lei armena, lui cristiano-copto con la nonna che vorrebbe prendere la cittadinanza francese), conosce il giovane ed affascinante Ali, del quale cura la madre. Con lui intreccia una storia d’amore, cercando anche di avviarlo alla professione medica. Ma, restando sul tema delle domande, come potrà proseguire la loro liason e quali saranno gli effetti sulla vita e la famiglia di Tarek?

martedì 3 febbraio 2026

Quattro piccole ostriche - Andrea Purgatori

Lewis Carroll, i Beatles nella loro fase psichedelica e le conseguenze della Guerra Fredda che si protraggono a distanza di trent’anni dalla Caduta del Muro di Berlino. Tutto questo, e molto di più, è contenuto nelle pagine di “Quattro Piccole ostriche” romanzo dello scomparso giornalista Andrea Purgatori ed edito da Harper Collins che prende le mosse nella DDR vicina alla Wende e i cui protagonisti e le vicende storiche si riflettono nella Berlino del 2019, pronta a festeggiare i trent’anni della caduta di quello che era il simbolo cittadino.
La vicenda si apre nel 2019, sulle Alpi svizzere, dove Wilhelm Lang—un uomo apparentemente ritiratosi in un albergo di lusso—riceve una misteriosa lettera che riporta alla luce il suo passato sotto il nome di Markus Graf, un ex agente della Stasi. A mandargliela è la sua amante dell’epoca, Greta, anche lei funzionaria della Stasi che lui ha abbandonato per fuggire all’Ovest, portandosi appresso i fondi neri che il ministero di Erich Mielke aveva accantonato.
Questa innesca un intreccio che si dipana tra presente e passato, intrecciando l’assassinio di un diplomatico russo nel Tiergarten di Berlino e un’indagine affidata a Nina Barbaro, commissario di origine italiana deciso a non accettare la spiegazione politica più comoda per risolvere il caso. Per comprendere il mistero, la narrazione torna ai giorni della caduta del Muro di Berlino del 1989, momento simbolico e cruciale nella storia europea in cui i protagonisti affrontano verità mai sopite.