martedì 10 febbraio 2026

Le domande proibite - Eric Chacour


Può una domanda semplice essere talmente insidiosa da condizionare e determinare il destino di una singola esistenza? Parrebbe di no, eppure è esattamente quello che succede a Tarek, il protagonista de “Le domande proibbite” (Guanda) di Eric Chacour. Infatti il padre fa al dodicenne Tarek una semplicissima domanda “Che macchina vorrai da grande?” la risposta (“Una Cadillac”) presuppone la necessità di avere un lavoro importante e così il nostro protagonista si trova a seguire, più per inerzia che per passione, le orme paterne e diventa un medico nel Cairo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Un Egitto che cambia preso tra la guerra dei Sei Giorni con Israele e la presidenza di Sadat. Tarek si divide tra il suo studio altolocato nel centro della Capitale e il dispensario medico che ha aperto nel Moqattam, l’altura che sovrasta Il Cairo dove c’è il quartiere di El Zabbalin (“Gli immondezzai” e il nome dice già tutto). Qui Tarek che ha coronato già il suo sogno d’amore con Mira, formando una famiglia che è un vero e proprio melting pot (lei armena, lui cristiano-copto con la nonna che vorrebbe prendere la cittadinanza francese), conosce il giovane ed affascinante Ali, del quale cura la madre. Con lui intreccia una storia d’amore, cercando anche di avviarlo alla professione medica. Ma, restando sul tema delle domande, come potrà proseguire la loro liason e quali saranno gli effetti sulla vita e la famiglia di Tarek?


Il racconto è semplice, ma è la forma della narrazione ad essere interessante ed intrigante. Tutta la prima parte del libro è incentrata su Tarek e sulle sue relazioni. Innanzitutto con la famiglia che è composta dalla madre, la sorella Nesrine e la domestica e confidente Fatehya. E poi da questo triangolo amoroso che lo vede in un eterno pendolo tra Mira e Ali. Il tutto raccontato in seconda persona. Il motivo della scelta, non solo stilistica, si comprende col dipanarsi della vicenda. La voce narrante e i continui salti temporali tra gli anni ’80 e ’90 e i primi anni 2000, periodo nel quale la storia ha la sua conclusione, creano un senso di straniamento, di attesa e di incertezza sul fatto che ci sia chi racconta e chi è raccontato e contribuiscono a creare una sorta di suspence emotiva.
Alla fine le domande proibite sono quelle che Tarek non riesce a fare a se stesso e riguardano la sua identità, i suoi desideri. Ed egli stesso tende a nascondersele. Le stesse domande che, sulla sorte di Tarek (trasferitosi in Canada),la sua famiglia sembra non porsi. E poi c’è Mira che pur di difendere la propria dignità e le convenzioni sociali letteralmente si annulla e passa dall’essere una persona vivace, interessante e piena di curiosità ad una vera e propria ameba che soffre. Alla fine, alla base di tutto, c’è un’estrema incapacità nel comunicare i propri pensieri e le proprie emozioni, preferendo nasconderle per il quieto vivere e l’apparenza. Ciò che conta davvero e che potrebbe essere divisivo od esplosivo, non viene mai veramente detto. Sono queste le domande proibite del titolo, quelle che nessuno dei personaggi ha il coraggio di porre agli altri e neanche a se stesso. Anche se un elemento, che viene da un passato ovviamente traumatico, ma è saldamente legato al presente potrebbe cambiare tutto…

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