sabato 14 marzo 2026

C'era una volta l'NBA. Storia di un amore tradito - Sergio Tavcar


 “Il basket è uno sport logico per persone intelligenti”. Così recita il titolo del sito web personale di Sergio Tavcar, mitologico telecronista di Tele Capodistria che ha fatto appassionare una generazione raccontando sulla tv slovena di lingua italiana il basket balcanico e anche quello di oltre oceano. Il basket a stelle e strisce viene analizzato nel suo ultimo libro “C’era una volta l’NBA. Storia di un amore tradito” (Bottega Errante). Si parla di amore tradito perché Tavcar riconosce al campionato professionistico americano di aver prodotto quella che per lui è stata la miglior squadra di basket di sempre, ovvero il Dream Team del 1992. Da lì in poi il declino di uno sport che non lo appassiona più perché mina, appunto, il suo concetto di basket come sport logico, per diventare un circo per produrre highlights, uno spettacolo circense nel quale contano potenza e atletismo e giocatori e squadre si preoccupano soprattutto di marketing e flusso di entrate, rendendo gran parte dei match della regular season inutili e ripiene di giocate individuali 1 contro 5 sacrificando gioco di squadra, tecnica e creatività. Un affronto per chi ama profondamente il gioco ed è da sempre propugnatore della visione balcanica dello sport. Una visione che premia la furbizia, il lavoro, l’intelligenza della lettura situazionale. Tutte caratteristiche che paiono essere sparite od essere state messe in secondo piano nel basket odierno che non appassiona i cultori della vecchia guardia per premiare la logica delle azioni singole da riproporre in qualche reel. Largo all’estemporaneità veloce e al bando la pazienza certosina per imparare veramente a capire il gioco. Ma quando, per Tavcar è iniziata questa discesa agli inferi? Due le cause principali, secondo lui. La precoce scalata verso l’NBA di tanti talenti (e il più famoso e osannato di tutti è LeBron James), bypassando completamente la necessaria fase formativa (sia tecnica che soprattutto mentale ed intellettuale) del college e l’atletismo e le forzature del tiro da tre che hanno portato le partite ad assomigliare ad una corsa che termina col tiro a segno da distanza siderale dal canestro. Inoltre la messa al bando della lettura del gioco ha portato a difese quanto meno rivedibili. Alla fine Tavcar usa una metafora per definire i giocatori: ci sono passeri e struzzi. I secondi sono più grossi e potenti, ma non possono volare. Mentre i secondi, più piccoli, possono librarsi e farla in testa ai primi. Il volare, per Tavcar è il puro saper giocare a basket. E quindi due giocatori non propriamente atletici come Doncic e Jokic possono risultare dominanti anche senza balzi sovrumani perché, restando dentro la metafora, “per quanto si sforzi, nessun tacchino o gallina potrà mai diventare non solo un’aquila, ma neanche un tordo o un merlo.”

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