Ancora immerso nelle atmosfere moscovite di Bulgakov,
ma con anche negli occhi una recente gita ravennate, “L’uomo di Mosca” di
Alberto Cassani (Baldini Castoldi) è comparso quasi casualmente come una
lettura che poteva essere affine al mio momento storico. E allora mi ci sono
tuffato. Si tratta di una spy story politico-esistenziale che intreccia memoria
familiare, mistero storico e riflessione sulla trasformazione della sinistra
italiana tra Guerra fredda e contemporaneità.
Il protagonista è Andrea Cecconi, un avvocato ravennate di mezza età cresciuto in una famiglia profondamente legata alla tradizione comunista. Ormai distante dall’impegno politico e approdato a una vita borghese disillusa, Andrea viene trascinato in una ricerca inattesa quando il nonno Mario — ex militante, tesoriere della locale sezione del PCI e figura centrale della sua formazione — gli rivela, poco prima di morire, l’esistenza di finanziamenti occulti provenienti da Mosca e di un enigmatico “uomo di Mosca” coinvolto nella vicenda. Andrea parte quindi in un indagine personale che lo porterà ad esplorare i bilanci della Mediterranea, società attraverso la quale il PCUS faceva arrivare i finanziamenti per il partito e di cui il nonno era tesoriere.. Da qui Cecconi parte alla sua personale ricerca della verità: cosa avrà voluto che scoprisse suo nonno Mario? Nascondeva qualche mistero o scheletro nell’armadio? Grazie al reperimento di vecchi documenti Andrea si immerge in un indagine che si sviluppa su più piani temporali — dagli anni Settanta al periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino fino al presente — e conduce il protagonista attraverso incontri inattesi, scoperte inquietanti e scenari in cui si mescolano servizi segreti, presunte spie, massoneria e false identità. Si va dai ravennati Zarri e Tarlazzi al misterioso moscovita Gogor (che è l’uomo di Mosca che da il titolo al romanzo) e alla sua giovane ed avvenente nipote Jelena. Un intreccio che va dalla ricca Emilia fino alla capitale dell’ Ex URSS. Ma la trama spionistica è per Cassani anche e soprattutto un pretesto per toccare temi che traspaiono essere per lui decisamente importanti. E quindi tra un colpo di scena ed una festa dell’Unità ci sono ampie digressioni sul passaggio dalla militanza ideologica del Novecento alla disillusione contemporanea, che porta ad un completo spaesamento, sulla vita di provincia, su verità storica, memoria e mistero. Ma soprattutto sulla famiglia come nucleo fondamentale per rimanere ancorati anche quando il mare personale è in tempesta.
E’ vero, tutti questi incisi rallentano inevitabilmente il ritmo e la suspence della vicenda spionistica ma, allo stesso tempo, rendono particolare quest’opera di Cassani, facendola diventare più interessante, saporita e personale rispetto ad altre trite vicende che, per quanto ben scritte, mischiano semplicemente vicende storiche e trama spionistica o thriller.
Il protagonista è Andrea Cecconi, un avvocato ravennate di mezza età cresciuto in una famiglia profondamente legata alla tradizione comunista. Ormai distante dall’impegno politico e approdato a una vita borghese disillusa, Andrea viene trascinato in una ricerca inattesa quando il nonno Mario — ex militante, tesoriere della locale sezione del PCI e figura centrale della sua formazione — gli rivela, poco prima di morire, l’esistenza di finanziamenti occulti provenienti da Mosca e di un enigmatico “uomo di Mosca” coinvolto nella vicenda. Andrea parte quindi in un indagine personale che lo porterà ad esplorare i bilanci della Mediterranea, società attraverso la quale il PCUS faceva arrivare i finanziamenti per il partito e di cui il nonno era tesoriere.. Da qui Cecconi parte alla sua personale ricerca della verità: cosa avrà voluto che scoprisse suo nonno Mario? Nascondeva qualche mistero o scheletro nell’armadio? Grazie al reperimento di vecchi documenti Andrea si immerge in un indagine che si sviluppa su più piani temporali — dagli anni Settanta al periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino fino al presente — e conduce il protagonista attraverso incontri inattesi, scoperte inquietanti e scenari in cui si mescolano servizi segreti, presunte spie, massoneria e false identità. Si va dai ravennati Zarri e Tarlazzi al misterioso moscovita Gogor (che è l’uomo di Mosca che da il titolo al romanzo) e alla sua giovane ed avvenente nipote Jelena. Un intreccio che va dalla ricca Emilia fino alla capitale dell’ Ex URSS. Ma la trama spionistica è per Cassani anche e soprattutto un pretesto per toccare temi che traspaiono essere per lui decisamente importanti. E quindi tra un colpo di scena ed una festa dell’Unità ci sono ampie digressioni sul passaggio dalla militanza ideologica del Novecento alla disillusione contemporanea, che porta ad un completo spaesamento, sulla vita di provincia, su verità storica, memoria e mistero. Ma soprattutto sulla famiglia come nucleo fondamentale per rimanere ancorati anche quando il mare personale è in tempesta.
E’ vero, tutti questi incisi rallentano inevitabilmente il ritmo e la suspence della vicenda spionistica ma, allo stesso tempo, rendono particolare quest’opera di Cassani, facendola diventare più interessante, saporita e personale rispetto ad altre trite vicende che, per quanto ben scritte, mischiano semplicemente vicende storiche e trama spionistica o thriller.

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