giovedì 13 agosto 2026

La Chianca - Giovanni Taranto

Io credo di essere un discreto stakanovista, ma leggendo le pagine di Giovanni Taranto ho trovato chi decisamente mi batte. Trattasi del capitano dei Carabinieri Giulio Mariani, romanaccio trapiantato ai piedi del Vesuvio a dirigere il comando di San Gioacchino. Lo avevamo lasciato in quel di Pompei ad indagare su un intricato caso che metteva assieme fede, devozione e trame criminali e ora lo ritroviamo alle prese con una vicenda triste e spaventosa. Quella raccontata ne “La Chianca” (Avagliano Editore) infatti è una storia raccapricciante e, purtroppo, basata su dinamiche note e veritiere. Siamo negli anni ’90 e dopo la caduta del Muro di Berlino si è aperto anche il reclutamento e lo sfruttamento sistematico di centinaia di giovani donne provenienti dall'Est europeo, principalmente dalla Romania. Attratte dal miraggio di una svolta esistenziale o di un'occupazione lecita, le vittime vengono private dei documenti e trasportate in Italia spesso all'interno di tir frigoriferi in condizioni igieniche e umane degradanti, del tutto assimilate a quelle del trasporto di bestiame da macello. Una volta giunte a destinazione vengono inserite nel circuito della prostituzione all'interno del club privé, con conseguenze facilmente immaginabili. E’ questo il significato della “Chianca” del titolo, termine napoletano che significa macelleria. 
In questo contesto Mariani e la sua squadra devono fronteggiare non solo gli omicidi di giovani prostitute, avvalendosi anche dell’aiuto di una di loro, scampata alla mattanza, ma anche “l’ordinaria amministrazione” fatta di ammazzatine camorristiche, la scomparsa, apparentemente per due incidenti distinti, di un consigliere provinciale e di sua moglie, e il tentativo delle mafie di mettere le mani sugli appalti milionari per la depurazione delle acque del Golfo di Napoli. Ce n’è abbastanza per andar fuori di testa e per voler scappare da un mondo cupo, tetro e intriso di male. E invece Mariani cerca di aggrapparsi al suo senso di giustizia e di dovere e porta a termine la missione. Una missione penosa, non solo perché lo fa immergere in un mare di dolore e disperazione, ma anche perché si rende conto che per compiere il proprio dovere sta trascurando la parte migliore della sua esistenza, quella rappresentata da moglie e figli, con i quali non riesce mai a godersi i semplici piaceri della quotidianità.
Taranto costruisce un romanzo denso, mantenendo con maestria i fili della complessa vicenda, fino ai colpi di scena e alla catarsi finale. E si ritrovano le particolarità che caratterizzavano anche i romanzi precedenti. L’estremo rigore della ricostruzione storica, la musicalità e i termini particolari del napoletano e del romanesco. E una squadra di personaggi di contorno interessanti e funzionali. Con nota di merito personale per il Brigadiere Giggino Soriano, indubbiamente il mio preferito. Alla fine dei conti Mariani e la PM Di Fiore sono l’ultimo baluardo della legalità in un territorio che oscilla tra l’abuso di potere dei più forti e la rassegnazione dei più deboli. E, in fondo, ci fa capire che i meccanismi del delinquere sono sempre i medesimi, sia che si tratti di grandi delitti di sfondo finanziario e camorristico che di piccole sopraffazioni quotidiane. E, in questo senso, ci sarebbe sempre più necessità di avere in posizione strategiche dei Giulio Mariani.

 

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