mercoledì 12 agosto 2026

La baia delle ombre - Stefano Bettin

Vi è mai capitato di pensare che l’americanissima Carolina del Sud assomigliasse proprio a Jesolo? A me no, ma è proprio quello che succede ne “La baia delle ombre” (Linea Edizioni), seconda, ottima incursione romanzesca dello jesolano Stefano Bettin.
“La calunnia è un venticello” cantava il rossiniano Barbiere di Siviglia, ma quello che si trova a fronteggiare la famiglia Benedict si può definire un autentico uragano. Tant’è che dopo anni di emarginazione uno dei membri della famiglia, lo stimato architetto Leonard, decide che è ora di ristabilire il buon nome della casata e anche la verità. La sua famiglia, infatti, è da decenni ritenuta responsabile di due gravissimi accadimenti criminosi che hanno sconvolto l’altrimenti paciosa e serena vita quotidiana della cittadina di Seabrook Bay. Si tratta della scomparsa e del successivo ritrovamento del piccolo Pietro Pasami nel 1989 e quella dei due adolescenti Amber e Ronald nove anni dopo.
Leonard e i cugini coinvolgono un team d’inchiesta formato dai loro amici il giornalista Gregory Corona, la ricercatrice nel campo della comunicazione Terry Sterling e l’investigatore privato Julian Locklear. Questa squadra inizia a consegnare pacchi anonimi con materiale sui due casi in tutte le case della cittadina e la Conway Gazzette decide di indagare, riaprendo di fatto le indagini e l’interesse su questi vecchi fatti di cronaca. Si apre così un autentico vaso di Pandora che porterà alla luce trame pedofile, ricatti e menzogne che coinvolgono le alte sfere e le autorità cittadine di Seabrook.Il romanzo, a mio parere, è interessante per diverse ragioni. Innanzitutto è una riflessione sulla gogna mediatica, che, specie se basata su menzogne, può distruggere e condizionare vite intere. Credo non sia necessario sottolineare come questo sia accaduto spessissimo trattando i fatti di cronaca degli ultimi anni, con il tribunale dell’opinione pubblica capace di emettere sentenze inappellabili pur senza conoscere niente delle vicende al centro di indagine. In questo caso il grumo di male è così profondo da esiliare di fatto una famiglia innocente per coprire la corruzione sistemica e il degrado morale di un’intera società, capace di passare sopra a degli innocenti (sia i ragazzi uccisi che la famiglia ingiustamente al centro dello scandalo) per difendere interessi economici e personali e anche una reputazione puramente di facciata. L’intuizione di Bettin avviene anche sul campo stilistico. Infatti “La baia delle ombre” si presenta come un racconto a più voci, costruito con una struttura particolarissima, ovvero quella di brevi interventi di ogni singolo protagonista, organizzato come fosse un documentario true crime. In questa maniera sta al lettore comporre piano piano il puzzle della vicenda, basandosi sui diversi resoconti che incontra nelle pagine. Questo escamotage ha il pregio di incuriosire il lettore e allo stesso tempo di mantenere tensione e attenzione costanti, fino allo svelamento completo della vicenda. Dall’altro lato lo stile documentaristico, nonostante la tragicità dei fatti narrati, è per sua natura più asettico e “scientifico” e potrebbe allontanare alcuni lettori che, pur palpitando per la sorte dei protagonisti non hanno un vero e proprio eroe a cui affezionarsi. Insomma: nessun commissario o vicequestore risolverà brillantemente il caso. Ultima, ma non meno importante, l’ambientazione. Come detto ricalca posti reali presenti in quel di Jesolo. D’altronde è perfettamente normale che si scriva e si racconti quello che si conosce e anche i Caraibi di Salgari avevano dinamiche molto italiane. In questo caso la scelta di traslare la vicenda in un’immaginaria South Carolina permette di dare universalità alla vicenda evitando che si vada troppo a speculare con natura voyeuristica sulle ambientazioni locali.   

 

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