Il Tagliamento,
oltre ad avere alcuni punti di stordente bellezza, come sa bene chi li ha
potuti apprezzare di persona, è uno dei pochi fiumi europei che può scorrere
libero e selvaggio. E, al di là di interessi economici e pseudo turistici,
sarebbe bene continuasse ad essere così e non facesse la fine di un posto
“instagrammabile” o, peggio, di una meraviglia naturale asservita a scopi
industriali. E’ questo il punto focale di “Come si uccide un gentiluomo” di
Tullio Avoledo, ovvero la prima indagine che vede impegnato Vittorio Contrada,
un avvocato di grande talento, che ha scelto di abbandonare una brillante
carriera nel diritto societario – fatta di compromessi, lusso e cinismo – per
dedicarsi esclusivamente a cause “eticamente sostenibili”, spesso legate alla
tutela ambientale. Ha il suo studio milanese con la socia Gloria Almariva (il
terzo personaggio dello Studio Contrada Almariva ovvero Fuentes è inventato e
serve a dare un tocco esotico ed internazionale) e si sposta con una Jaguar XJC
resa elettrica. L’innesco narrativo avviene quando un uomo legato al passato di
Contrada, Valerio Del Zotto, gli consegna una misteriosa valigetta per poi
morire in circostanze sospette. Questo evento trascina il protagonista in
un’indagine complessa, fatta di relazioni ambigue, interessi nascosti e verità
stratificate. L’indagine conduce Contrada e Gloria tra Milano e il Friuli, dove
entrano in contatto con figure locali come Alina e Ansaldo, custodi di un
territorio fragile e conteso. Qui il romanzo abbandona progressivamente i
confini del semplice noir per trasformarsi in una narrazione più ampia, dove il
mistero si intreccia con questioni ambientali e politiche di forte attualità.
Quella centrale riguarda la difesa del Fiume Tagliamento, la salvaguardia di
uno dei pochi fiumi europei che può ancora scorrere libero perché non
canalizzato e per questo simbolo di un ecosistema unico, ma anche di un intero
territorio.
lunedì 21 settembre 2026
giovedì 17 settembre 2026
A day with... Salman Rushdie
Conoscevo la sua storia e alcuni temi della sua opera, anche
se non ho mai letto nessun suo romanzo. Grazie a Pordenonelegge, quest’anno tra
conferenza stampa e incontro al Teatro Verdi ho potuto conoscere meglio Salman
Rushdie. Ed è stata una piacevolissima sorpresa, considerando che per essere un’ottantenne
che ha vissuto metà della sua esistenza sotto scorta e che nel 2022 è stato
quasi ucciso da un fondamentalista islamico, ha un senso dell’umorismo davvero
invidiabile. Ed ha una capacità di intervenire con grande acume su temi che
spaziano dall’attualità alla letteratura. In tal senso avrebbe voluto che lo
stato dove vive attualmente, ovvero gli USA, che lo hanno accolto dopo la natia
Bombay e Londra, avesse una amministrazione assolutamente differente. Fosse
stato per lui sarebbero state elette prima Hillary Clinton e poi Kamala Harris,
ma probabilmente gli Stati Uniti non sono pronti per essere guidati da una
donna. Su Trump il giudizio è netto “Non sono le guerre ad essere il problema
per quanto riguarda la libertà di pensiero e di parola. – sostiene - Il vero
problema è il comportamento dei governi che promuovono queste guerre. Ad
esempio il mio governo, cioè il governo dello Stato in cui risiedo (gli USA,
ndr), è un governo problematico perché in questo Paese i membri della stampa
sono costantemente sotto attacco. Lo sono addirittura i cabarettisti e i comici
che lavorano in televisione. E’ evidente che il Presidente a capo di questa
Nazione non ha nessun senso dell'umorismo ed è anche molto permaloso. Quindi
riscontriamo molta pressione sulla libertà di espressione, ma gli scrittori
sono delle persone piuttosto ostinate e vedrete che alla fine continueremo a
portare avanti le nostre idee”
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