Dopo otto anni di
assenza Marco Buratti, alias l’Alligatore torna a popolare le pagine di Massimo
Carlotto e lo fa in una storia al solito intrigante, cupa e piena di spunti
come “A esequie avvenute” edita da Einaudi.
L’Alligatore non è un personaggio immutabile come molti detective da romanzo giallo, ma una persona che invecchia in tempo reale. E quindi se nel 1995, anno di uscita del primo capitolo della saga aveva “La verità dell’Alligatore” ne aveva una trentina ed era appena uscito da un’ingiusta detenzione e per comunicare usava le cabine telefoniche, ora ne ha oltre sessanta, usa di malavoglia telefonino e social per motivi professionali e mantiene la sua professione di detective irregolare assieme agli amici storici Beniamino Rossini e Max La Memoria, con i quali condivide anche una bellissima cascina da ristrutturare sui Colli Euganei.
In questa nuova avventura viene contattato da un avvocato. Il suo cliente Loris Pozza, imprenditore vicentino specializzato in magheggi finanziari, deve ritrovare la sua amante Aliona, misteriosamente scomparsa. Sembra una cosa di routine, ma si dimostrerà essere una delle indagini più cupe e amare di Buratti.
L’Alligatore non è un personaggio immutabile come molti detective da romanzo giallo, ma una persona che invecchia in tempo reale. E quindi se nel 1995, anno di uscita del primo capitolo della saga aveva “La verità dell’Alligatore” ne aveva una trentina ed era appena uscito da un’ingiusta detenzione e per comunicare usava le cabine telefoniche, ora ne ha oltre sessanta, usa di malavoglia telefonino e social per motivi professionali e mantiene la sua professione di detective irregolare assieme agli amici storici Beniamino Rossini e Max La Memoria, con i quali condivide anche una bellissima cascina da ristrutturare sui Colli Euganei.
In questa nuova avventura viene contattato da un avvocato. Il suo cliente Loris Pozza, imprenditore vicentino specializzato in magheggi finanziari, deve ritrovare la sua amante Aliona, misteriosamente scomparsa. Sembra una cosa di routine, ma si dimostrerà essere una delle indagini più cupe e amare di Buratti.