Il Tagliamento,
oltre ad avere alcuni punti di stordente bellezza, come sa bene chi li ha
potuti apprezzare di persona, è uno dei pochi fiumi europei che può scorrere
libero e selvaggio. E, al di là di interessi economici e pseudo turistici,
sarebbe bene continuasse ad essere così e non facesse la fine di un posto
“instagrammabile” o, peggio, di una meraviglia naturale asservita a scopi
industriali. E’ questo il punto focale di “Come si uccide un gentiluomo” di
Tullio Avoledo, ovvero la prima indagine che vede impegnato Vittorio Contrada,
un avvocato di grande talento, che ha scelto di abbandonare una brillante
carriera nel diritto societario – fatta di compromessi, lusso e cinismo – per
dedicarsi esclusivamente a cause “eticamente sostenibili”, spesso legate alla
tutela ambientale. Ha il suo studio milanese con la socia Gloria Almariva (il
terzo personaggio dello Studio Contrada Almariva ovvero Fuentes è inventato e
serve a dare un tocco esotico ed internazionale) e si sposta con una Jaguar XJC
resa elettrica. L’innesco narrativo avviene quando un uomo legato al passato di
Contrada, Valerio Del Zotto, gli consegna una misteriosa valigetta per poi
morire in circostanze sospette. Questo evento trascina il protagonista in
un’indagine complessa, fatta di relazioni ambigue, interessi nascosti e verità
stratificate. L’indagine conduce Contrada e Gloria tra Milano e il Friuli, dove
entrano in contatto con figure locali come Alina e Ansaldo, custodi di un
territorio fragile e conteso. Qui il romanzo abbandona progressivamente i
confini del semplice noir per trasformarsi in una narrazione più ampia, dove il
mistero si intreccia con questioni ambientali e politiche di forte attualità.
Quella centrale riguarda la difesa del Fiume Tagliamento, la salvaguardia di
uno dei pochi fiumi europei che può ancora scorrere libero perché non
canalizzato e per questo simbolo di un ecosistema unico, ma anche di un intero
territorio.
Contrada, secondo le parole di un suo collega ed avversario in tribunale è “uno squalo diventato vegano”. Un rampollo di ricca famiglia che in qualche modo può permettersi di seguire cause per motivi di principio, sfruttando i beni e la nomea del padre che ora vive paralizzato e in compagnia della moglie malata di Alzheimer in una meravigliosa villa a Stresa. Allo stesso tempo Vittorio è un personaggio complesso, ironico e con diverse zone d’ombra, spesso nascoste in quello che lui stesso chiama il suo “Palazzo della Memoria”, e che rappresenteranno una parte decisiva nel plot del romanzo. Come il suo essere ostinatamente "Controvento" Lui e la sua socia Gloria sono una coppia perfetta, quasi da commedia. Le schermaglie verbali sono continue e divertenti perché provengono da due intelletti importanti. D’altronde il loro rapporto nasce in palestra durante una lezione di Krav Maga e le schermaglie da fisiche sono diventate dialettiche. E poi si spostano anche in campo amoroso visto che entrambi non possono non subire il fascino magnetico della giovane Alina. A supportarli in questa pericolosa indagine non può mancare il più classico degli aiutanti, Andrea Benati, detto Ciuffo, sgangherato personaggio capace di compiere indagini sotto traccia, grazie al suo background costruito nel periodo dei gruppi eversivi degli anni ’70.
La forza di questo romanzo sta nel fatto che la qualità di scrittura di Avoledo è indiscutibile. Caratteristica è la capacità di utilizzare un sacco di registri diversi mettendo assieme attualità, sarcasmo, geopolitica, elementi pop e alta letteratura, rimanendo sempre coerente ed evitando la pericolosa sensazione di fornire pesanti spiegoni al lettore, ma anzi dando un’invidiabile sensazione di scorrevolezza ed autenticità al suo limpido scrivere. Il tutto all’interno di una struttura ben oliata che non solo avvince e tiene il lettore sul pezzo, ma anche commuove e, molto spesso, fa riflettere.
I personaggi sono interessanti e, come capita con quelli ben tratteggiati, ci si affeziona. Ma, soprattutto, e non credo solo per noi friulani, si prende coscienza dell’importanza di preservare l’ecosistema e l’unicità del Tagliamento, difendendolo dai tentativi di snaturarlo per motivi logistici economici, siano essi dovuti dalla costruzione di un nuovo tratto di superstrada o per intercettare i finanziamenti cinesi della Belt and Road Initiative. Avoledo si mette in gioco in prima persona, non solo scrivendo il romanzo, ma anche comparendo al suo intento in maniera che si potrebbe definire metatetrale. Basterà per raggiungere lo scopo? Non lo so, ma un tentativo va sicuramente fatto perché “Alc al è alc e nuje al è nuje”.
Fatto sta che io non vedo l’ora di leggere il secondo libro della serie ovvero “Ultimo Valzer di una ragazza perbene”
Contrada, secondo le parole di un suo collega ed avversario in tribunale è “uno squalo diventato vegano”. Un rampollo di ricca famiglia che in qualche modo può permettersi di seguire cause per motivi di principio, sfruttando i beni e la nomea del padre che ora vive paralizzato e in compagnia della moglie malata di Alzheimer in una meravigliosa villa a Stresa. Allo stesso tempo Vittorio è un personaggio complesso, ironico e con diverse zone d’ombra, spesso nascoste in quello che lui stesso chiama il suo “Palazzo della Memoria”, e che rappresenteranno una parte decisiva nel plot del romanzo. Come il suo essere ostinatamente "Controvento" Lui e la sua socia Gloria sono una coppia perfetta, quasi da commedia. Le schermaglie verbali sono continue e divertenti perché provengono da due intelletti importanti. D’altronde il loro rapporto nasce in palestra durante una lezione di Krav Maga e le schermaglie da fisiche sono diventate dialettiche. E poi si spostano anche in campo amoroso visto che entrambi non possono non subire il fascino magnetico della giovane Alina. A supportarli in questa pericolosa indagine non può mancare il più classico degli aiutanti, Andrea Benati, detto Ciuffo, sgangherato personaggio capace di compiere indagini sotto traccia, grazie al suo background costruito nel periodo dei gruppi eversivi degli anni ’70.
La forza di questo romanzo sta nel fatto che la qualità di scrittura di Avoledo è indiscutibile. Caratteristica è la capacità di utilizzare un sacco di registri diversi mettendo assieme attualità, sarcasmo, geopolitica, elementi pop e alta letteratura, rimanendo sempre coerente ed evitando la pericolosa sensazione di fornire pesanti spiegoni al lettore, ma anzi dando un’invidiabile sensazione di scorrevolezza ed autenticità al suo limpido scrivere. Il tutto all’interno di una struttura ben oliata che non solo avvince e tiene il lettore sul pezzo, ma anche commuove e, molto spesso, fa riflettere.
I personaggi sono interessanti e, come capita con quelli ben tratteggiati, ci si affeziona. Ma, soprattutto, e non credo solo per noi friulani, si prende coscienza dell’importanza di preservare l’ecosistema e l’unicità del Tagliamento, difendendolo dai tentativi di snaturarlo per motivi logistici economici, siano essi dovuti dalla costruzione di un nuovo tratto di superstrada o per intercettare i finanziamenti cinesi della Belt and Road Initiative. Avoledo si mette in gioco in prima persona, non solo scrivendo il romanzo, ma anche comparendo al suo intento in maniera che si potrebbe definire metatetrale. Basterà per raggiungere lo scopo? Non lo so, ma un tentativo va sicuramente fatto perché “Alc al è alc e nuje al è nuje”.
Fatto sta che io non vedo l’ora di leggere il secondo libro della serie ovvero “Ultimo Valzer di una ragazza perbene”

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