E’ uno Shakespeare portato all’essenza quello proposto da
Muse Orfane per la rassegna teatrale “Antiche Dimore” che ha trovato
collocazione per la sua prima assoluta all’interno del suggestivo Ex Convento
di San Francesco a Pordenone. Quella operata dalla drammaturga e regista Silvia
Lorusso Del Linz è una vera e propria riscrittura dell’ultimo testo del Bardo.
Dell’originale restano l’idea della rappresentazione a tratti meta teatrale e l’aria
onirica. A fare tutto il resto ci pensa la bravissima Arianna Addonizio che fa
prendere vita ad una scena volutamente spoglia con la sua grandissima capacità
di utilizzare i diversi registri, da quello più scanzonato, a quello poetico,
riempiendo lo spazio scenico con la sua grande abilità nell’utilizzare la
propria fisicità. L’attrice impersona tutti i personaggi, da Ariel a Miranda,
passando per Prospero e Calibano e anche la creatura mostruosa Sycorax, citata
da Shakespeare, ma non presente nel dramma originale come personaggio in carne
ed ossa. Qui la troviamo addirittura sdoppiata: sulla scena impersonata dalla
Addonizio e sullo schermo che fa da sfondo proiettata grazie alle belle ed
evocative immagini video create da Aisha Serafini. Se l’originale in qualche
modo era un’allegoria che puntava sulla coesistenza di luci ed ombre nella
società dell’epoca e rifletteva in maniera quasi profetica su quella che poteva
essere la situazione nelle colonie del Nuovo Mondo, foriere di illusioni per
chi le “scopriva” e di dolori per gli autoctoni, qui il punto di vista è
assolutamente differente. Il tema principale è quello del vento (che è anche il
leit motif della rassegna teatrale Antiche Dimore, nel quale lo spettacolo è
inserito). Un elemento che è metafora di ciò che trasforma gli esseri umani: il
sogno, la memoria, il cambiamento e la libertà. Per farlo Silvia Lorusso sceglie
una scena essenziale, fatta di pochi e precisi elementi e nel quale sono la
voce e i movimenti della Addonizio a creare un mondo intero, in maniera molto
Grotowskiana. Un mondo nel quale lo spettatore non deve seguire un racconto, ma
immergersi nelle emozioni. E deve farlo facendosi trasportare come le barchette
di carta che sul palco simboleggiano ogni singolo personaggio. Operazione felice
grazie ad una intelligente costruzione scenica e drammaturgica e ad un’attrice
bravissima a rendersi strumento della poesia, restituendone colori, sapori e
sostanza.

Nessun commento:
Posta un commento