venerdì 21 agosto 2026

La materia dei sogni - Spettacolo De Le Muse Orfane

E’ uno Shakespeare portato all’essenza quello proposto da Muse Orfane per la rassegna teatrale “Antiche Dimore” che ha trovato collocazione per la sua prima assoluta all’interno del suggestivo Ex Convento di San Francesco a Pordenone. Quella operata dalla drammaturga e regista Silvia Lorusso Del Linz è una vera e propria riscrittura dell’ultimo testo del Bardo. Dell’originale restano l’idea della rappresentazione a tratti meta teatrale e l’aria onirica. A fare tutto il resto ci pensa la bravissima Arianna Addonizio che fa prendere vita ad una scena volutamente spoglia con la sua grandissima capacità di utilizzare i diversi registri, da quello più scanzonato, a quello poetico, riempiendo lo spazio scenico con la sua grande abilità nell’utilizzare la propria fisicità. L’attrice impersona tutti i personaggi, da Ariel a Miranda, passando per Prospero e Calibano e anche la creatura mostruosa Sycorax, citata da Shakespeare, ma non presente nel dramma originale come personaggio in carne ed ossa. Qui la troviamo addirittura sdoppiata: sulla scena impersonata dalla Addonizio e sullo schermo che fa da sfondo proiettata grazie alle belle ed evocative immagini video create da Aisha Serafini. Se l’originale in qualche modo era un’allegoria che puntava sulla coesistenza di luci ed ombre nella società dell’epoca e rifletteva in maniera quasi profetica su quella che poteva essere la situazione nelle colonie del Nuovo Mondo, foriere di illusioni per chi le “scopriva” e di dolori per gli autoctoni, qui il punto di vista è assolutamente differente. Il tema principale è quello del vento (che è anche il leit motif della rassegna teatrale Antiche Dimore, nel quale lo spettacolo è inserito). Un elemento che è metafora di ciò che trasforma gli esseri umani: il sogno, la memoria, il cambiamento e la libertà. Per farlo Silvia Lorusso sceglie una scena essenziale, fatta di pochi e precisi elementi e nel quale sono la voce e i movimenti della Addonizio a creare un mondo intero, in maniera molto Grotowskiana. Un mondo nel quale lo spettatore non deve seguire un racconto, ma immergersi nelle emozioni. E deve farlo facendosi trasportare come le barchette di carta che sul palco simboleggiano ogni singolo personaggio. Operazione felice grazie ad una intelligente costruzione scenica e drammaturgica e ad un’attrice bravissima a rendersi strumento della poesia, restituendone colori, sapori e sostanza.

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