
“Mettiti nelle mie scarpe” è l’iniziativa organizzata
dalla Cooperativa Sociale Itaca all’Ex Convento di San Francesco per
festeggiare in maniera particolare i propri trent'anni di attività. Importando
un format creato dall’artista inglese Claire Patey e portato in Italia da Petra
Mezzetti della Fondazione Empatia di Milano, permette letteralmente di
camminare nelle scarpe di un’altra persona (“Walking in my shoes” in inglese,
equivalente all’italiano “Mettiti nei miei panni”) ed ascoltare la sua storia.
Dopo aver assistito alla presentazione averne scritto, la curiosità di provare
l’esperienza era troppo forte. Mi sono quindi recato in questo strano negozio
temporaneo di scarpe che è stato allestito fino al 30 Dicembre all’interno
della struttura pordenonese. Accolto da due gentilissime “commesse” che si sono
anche informate su quale fosse il mio umore e se, in caso, fossi stato in grado
di sopportare storie toccanti, ho subito visto le scarpe che avrei voluto
indossare. Si trattava di un paio di scarpe da running della Asics, color blu
elettrico e giallo fluorescenti. La curiosità è nata da un motivo piuttosto
banale: ne ho un paio identiche a casa e ci sono anche legato visto che le
usate per un intera stagione agonistica quando allenavo. Insomma mi portavano
alla mente ricordi piacevoli ed ero curioso di conoscere chi altro le avesse
indossate.
“Bella scelta – mi dice una delle ragazze –
ascolterai la storia di
Paolino!” Penso che Paolino non debba essere stato di dimensioni proprio
contenute, considerando che le scarpe sono un po’ più grandi del mio numero:
45. Metto i calzari, entro nelle scarpe, inforco le cuffie. Dopo qualche passo
di ambientamento schiaccio il tasto “Play” ed inizio ad ascoltare. “
Sono
Paolino, classe’63 e per vent’anni sono stato dipendente dall’eroina” “Ecco –
penso subito –
ho le scarpe da tossico!”. Poi, guardato male dal S. Francesco
benedicente affrescato nella parete che accompagna la mia passeggiata, mi
immergo nella storia di Paolino. E scopro una vita difficile di un giovane
tornitore napoletano che a 18 anni era definito dalla cartella clinica
“irrecuperabile” e che invece nonostante le traversie, le cadute e il carcere,
è stato in grado di uscirne autonomamente perché, ed è quello che mi porto a
casa “cambiare si può”. Dieci minuti camminando nella vita di Paolino sono
stati difficili, commoventi, motivanti. Sicuramente anche gli altri trenta
podcast, venti in italiano e dieci in inglese potranno dare le stesse
suggestioni a tutti coloro che oggi vi si avvicineranno nelle varie città dove l'iniziativa verrà riproposta.