Ogni tanto ci sono coincidenze strane che ti fanno prendere per mano un libro in un particolare periodo storico. E' più o meno quello che mi è successo con "La casa del Silenzio", libro del 1983 dello scrittore turco, Premio Nobel, Orhan Pamuk. Non che sia stata una scelta particolarmente meditata.. Perso per qualche giorno di riposo tra i monti Lepini, circondato da cavalli, mucche e capre (oltre a qualche altra simpatica eccezione umana) ho deciso di staccare completamente la spina e, complice anche la benedetta mancanza di campo che impediva comunicazioni cellulari, dedicarmi alle letture.
Il problema successivo è stato trovare un libro, ma ho piacevolmente scoperto che la casa colonica (anche se dire "Ranch" farebbe molto più figo) che mi ospitava ne aveva in abbondanza. Non avevo mai sentito ne letto Pamuk, ma il suono del nome mi attirava (alla faccia delle studiatissime campagne di marketing che cercano di accalappiare lettori) e quindi mi sono immerso in questo bel libro che in qualche modo può aiutare a capire meglio la complicata situazione della Turchia dei nostri giorni
Il problema successivo è stato trovare un libro, ma ho piacevolmente scoperto che la casa colonica (anche se dire "Ranch" farebbe molto più figo) che mi ospitava ne aveva in abbondanza. Non avevo mai sentito ne letto Pamuk, ma il suono del nome mi attirava (alla faccia delle studiatissime campagne di marketing che cercano di accalappiare lettori) e quindi mi sono immerso in questo bel libro che in qualche modo può aiutare a capire meglio la complicata situazione della Turchia dei nostri giorni






