Ci sono giorni nei quali tutto gira storto. Gigliola Cinquetti con la sua “voce da
quaglia” vince il Festival di Sanremo, l'amico Angioletto perde appositamente
un importante incontro di Judo per dimostrare che anche la sconfitta ha una sua
dignità e può essere piacevole e poi ti capita pure di ritrovare un cadavere.
Per l'adolescente Santo e anche per la tranquilla Spilimbergo dei primi anni
'60 un colpo inatteso e sconvolgente. In “Nessun Colpevole” (Gaspari), decimo
romanzo di Rocco Burtone, la giovane e affascinante Sara Apollonio, attrice
della compagnia amatoriale del paese viene ritrovata morta nel teatro
parrocchiale, avvelenata. Tutto parrebbe condurre verso il suicidio, ma il
Maresciallo Campana, raffinato esempio di carabiniere filosofo, i notabili del
paese che si riuniscono al Bar Griz e soprattutto i due amici adolescenti Santo
e Angioletto credono che sotto ci sia qualcosa di diverso.
Ovviamente i
sospetti si dirigono sullo zingaro (che si scopre essere cosacco) Kononov che
in seguito viene scagionato, ma poi la vita riprende a fluire normalmente tra
piccoli pettegolezzi, grandi dibattiti politico-filosofici e l'abbandono della
fanciullezza per Santo e il suo amico Angioletto che raggiungono l'età adulta.
Il grumo irrisolto si scioglierà anni dopo in coincidenza con il terribile
sisma del '76 che sgretolerà le certezze, facendo vedere che niente è come
sembra e che in fondo anche se tutti lo ricercano nessuno è colpevole, o forse
lo sono tutti.
Il decimo libro di Burtone ha un ampio ventaglio di sfumature che possono essere apprezzate. La prima parte è leggera come i giochi da bimbi in Grava e l'entusiasmo degli adolescenti, ma personaggi come Angioletto e il Maresciallo sono complessi ed intriganti. Con la maturità aumentano non solo la consapevolezza, ma anche i conflitti interiori. L'amore e la morte sono due elementi strettamente collegati che determinano le azioni impulsive dei personaggi, che in questo senso si sentono, anche per autoprotezione, poco colpevoli. E tutto si fa più cupo, come il fluire del Tagliamento, la notte.
Il decimo libro di Burtone ha un ampio ventaglio di sfumature che possono essere apprezzate. La prima parte è leggera come i giochi da bimbi in Grava e l'entusiasmo degli adolescenti, ma personaggi come Angioletto e il Maresciallo sono complessi ed intriganti. Con la maturità aumentano non solo la consapevolezza, ma anche i conflitti interiori. L'amore e la morte sono due elementi strettamente collegati che determinano le azioni impulsive dei personaggi, che in questo senso si sentono, anche per autoprotezione, poco colpevoli. E tutto si fa più cupo, come il fluire del Tagliamento, la notte.

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